Camminando verso Meghri, il confine ultimo
Travel LifePer molti anni ormai, per me, l'Armenia è stato tutto. Per questo quando decisi di visitare il suo confine meridionale, Meghri, credevo di dover morire, perché lì il paese finiva, e oltre di esso non c'era che il Pardis, l'agognato paradiso persiano, che avrei raggiunto attraversando tortuose montagne che di per se, data la loro nudità, mi facevano pensare alla fine del mondo conosciuto.
Se il mondo finisce, da qualche parte, io non mi immagino l'oltre come una distesa d'acqua infinita, come i babilonesi, ma come una catena montuosa arida e senza fine. A Meghri ci si arriva proprio attraversando questa coltre di montagne durissime che alla fine sono ancora più ispide e taglienti: se ci cadesse sopra un meteorite questo verrebbe affettato come un prosciutto e le montagne resterebbero incolumi. Ci scommetto! Di notte sono ancora più impressionanti.
A me le montagne fanno un poco paura, perché sovrastano e accentuano tutto: il cielo, la profondità, la piccolezza! E quindi di notte, essendo che si fatica a localizzarle con precisione, quelle silhouette scure sono ancora più terrificanti. Mi fan paura anche se ci passo vicino con l'auto... di notte. Perché si mescolano al nero delle tenebre e appaiono improvvisamente solo quando l'occhio si adatta.
Poco più in la di Meghri, ad Agarak, un giovane faceva autostop bene in vista. Mi fermai, lo tirai su, e scoprii che il ragazzo andava in Iran, nel Pardis, a "far la spesa", perché da quelle parti <<costa tutto un po' meno>>, mi dice, e inoltre sono più attrezzati e c'è più varietà. Si sa, vivere al confine può avere i suoi privilegi. Il ragazzo era proprio un tipico ragazzo di confine, non lo si inquadrava bene.
Lo lasciai poco prima del checkpoint perché volevo evitare domande da parte dell'autorità di frontiera. In fin dei conti non sapevo se quel tipo fosse un santo o un traffichino... e del resto fu proprio lui a mettermi in guardia... e siccome volevo evitare le domande, mi fermai prima. Io a quel punto avevo già fatto il mio dovere, e il favore era servito.
E' già difficile rispondere alle domande che ci interessano direttamente, figurarsi a quelle della polizia... alla polizia non puoi rispondere con i puntini puntini...
Dopo aver lasciato il nostro caro mercante, mi recai a mangiare qualcosa in un ristorante nei pressi dell'entrata di Meghri. Dall'interno, attraverso le vetrate, vedevo immensi alberi di fichi... i fichi a Meghri scorrono di pari passo all'acqua corrente... sono di casa. Poco più in la invece, a sovrastare il piano bar, un'enorme insegna su cui, a fianco del nome del ristorante, erano impresse scene immaginate della guerra fra macedoni e persiani: si chiamava Palanga...
Dopo la cena ripartii. Via pian piano ad attraversare Vardanidzor... Kadjaran... Lernadzor... Hamletavan... Kapan... risalendo verso il mondo terreno.
